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L’Origine

Il libretto di accompagnamento

Lo svelamento della Presenza

Il libretto che accompagna le 44 carte, ad accesso libero.

Capitolo 1

Presentazione

Il Tajallī è un insieme di 44 carte che riproducono dipinti originali, e ciò che aprono in te non si spiega: si vive. Che tu lo senta subito o no, ciò che deve emergere emergerà al momento giusto per te.

Ciò che è vivo non si trasmette. Si riconosce.

Ogni carta propone una pausa e un istante di contatto diretto con te stesso. In questo spazio non ti viene chiesto nulla: nessuna intenzione precisa, nessuna credenza particolare, nessuno sforzo, semplicemente essere lì, di fronte all’immagine. Ciò che accade allora non viene dalla carta in sé, ma dall’incontro tra lo stato in cui arrivi e ciò che essa rende possibile.

La parola Tajallī indica uno svelamento, cioè un istante in cui ciò che era nascosto diventa chiaro. È un velo che si solleva, e questo non si forza: si riconosce dopo, nel corpo, attraverso una quiete, un silenzio interiore o una chiarezza senza causa apparente.

Tajallī è una parola della tradizione sufi. Indica lo svelamento, quel momento in cui ciò che era nascosto appare alla coscienza non appena il rumore della mente si placa.

Lo si può paragonare a una finestra: il sole c’è, ma il vetro blocca l’essenziale della sua frequenza. È questa la funzione del Tajallī: aprire quella finestra per un istante, affinché l’irradiazione ti tocchi direttamente, senza il filtro della mente egoica. A volte evidente, a volte molto discreto, il contatto si stabilisce senza intermediari.

La forza di questo strumento sta nella sua semplicità: non è richiesta alcuna preparazione, alcuna conoscenza né alcuna pratica precedente. La finestra si apre nell’istante, semplicemente.

Qui non devi riuscire in nulla: entra e basta.

L’Origine

Queste carte sono «emerse»; non sono nate dalla riflessione né dal pensiero.

Per più di vent’anni lo slancio di dipingere era lì, in me, ma restava bloccato dalla mente, dai dubbi e dall’analisi, tanto che non mi ero mai concesso di fare il passo. Poi un giorno ho semplicemente smesso di bloccare quello slancio. A ogni tela la pittura mi chiamava e io mi lasciavo guidare senza sapere cosa sarebbe apparso, così ogni immagine si è posata da sé, senza direzione e senza voler rappresentare nulla.

Terminata la serie di tele, è nato il desiderio di vedere come queste opere interagissero con il vivente. All’inizio ho proposto ai partecipanti dei miei laboratori di sedersi davanti ai grandi quadri originali, e ogni volta accadeva qualcosa. In seguito ho voluto verificare se funzionasse anche con la versione stampata di quei quadri, e l’effetto si è rivelato esattamente lo stesso. Questo mi ha mostrato una cosa semplice: non è il supporto materiale ad agire, ma ciò che attraversa l’immagine.

Solo dopo è apparsa la parola Tajallī, perché ciò che si era depositato in questi dipinti corrispondeva esattamente a quel principio di svelamento: l’esperienza aveva preceduto la parola. Queste carte non sono dunque una trasmissione nel senso di un apporto esterno, ma agiscono come un portale e uno spazio di apertura tra il corpo fisico della persona e il suo stesso Spirito, favorendo una riconnessione diretta con sé.

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Capitolo 2

La postura fondamentale (il non-fare)

Queste carte ti lasciano completamente libero, perché non hanno nulla da dirti, nulla da importi e nessun messaggio segreto da decifrare.

Finché cerchi un messaggio, ti lasci sfuggire l’incontro.

La mente cercherà naturalmente di trovare un senso, di collegare ciò che vede a una situazione o di trarne una direzione. Voler capire è il suo riflesso meccanico: questo tentativo di controllo inconscio non ferma l’azione della carta, ma la disperde e ti separa dall’istante presente. Ciò che conta, quindi, è lasciare che ciò che c’è ti tocchi senza cercare di capire, perché l’impronta agisca direttamente anziché essere analizzata.

Volendo interpretare, la mente resta nel proprio spazio e tiene il comando, mentre l’esperienza di queste carte si trova altrove: in un incontro diretto, senza intermediari.

La trappola dell’attesa

Ancora prima di estrarre una carta, spesso si insinua un’attesa discreta: «Succederà qualcosa?». È il riflesso della mente che cerca un risultato o una prova.

Spiando ciò che arriva, la testa cerca di verificare e di misurare. Ti osservi, confronti ciò che senti con ciò che già conosci e ti metti nel ruolo di spettatore del fenomeno. Questo bisogno di controllo non ferma l’azione della carta, ma mantiene la coscienza nel filtro della memoria e della forma, invece di lasciare che l’impronta agisca direttamente.

L’azione avviene in sottofondo, che tu percepisca o no una sensazione immediata. L’assenza di sensazioni fisiche non invalida in alcun modo il processo: la frequenza si imprime nella struttura, spesso con un’estrema sottigliezza che si manifesterà più tardi nella vita reale.

L’esperienza chiede soltanto una presenza disponibile, senza cercare di convalidare nulla. È in questa neutralità che il Tajallī dispiega tutta la sua portata.

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Capitolo 3

Istruzioni pratiche

Non c’è alcun rituale né alcuna regola rigida; ecco il modo più semplice di procedere:

  • La preparazione: Non c’è nessuna domanda da porre, nessuna intenzione particolare da formulare e nessun messaggio divinatorio da attendere. Vieni semplicemente come sei.
  • L’estrazione: Mescola le carte. Puoi stenderle coperte davanti a te e sceglierne una a caso, oppure semplicemente prendere la prima carta del mazzo. Fai nel modo più semplice.
  • Il contatto: Posa la carta scoperta davanti a te e prenditi un momento per essere presente a ciò che c’è. Poi puoi guardarla o chiudere gli occhi, secondo ciò che senti.
  • L’osservazione: Non cercare ciò che la carta «vuole dire», ma osserva soltanto ciò che accade nel tuo corpo, che si tratti di una sensazione fisica, di una quiete, di una tensione, di un’emozione, o perfino dell’impressione che non stia succedendo nulla. Non hai bisogno di alcun effetto spettacolare.
  • Il riportare: La mente cercherà naturalmente di interpretare, di trovare una logica o di appiccicare un senso, perché è il suo funzionamento meccanico. Vedi semplicemente questo meccanismo attivarsi senza lasciarti trascinare, e riporta dolcemente la tua attenzione al tuo sentire corporeo.
  • La chiusura: È il tuo sentire a indicare quando l’esposizione finisce, non un orologio. Quando senti che l’istante è saturo o placato, riponi la carta e prosegui la tua giornata, perché non c’è nient’altro da fare.

Sappi che l’esperienza non si ferma nel momento in cui riponi la carta. Anche se sul momento nulla sembra accadere, il movimento è avviato e l’integrazione prosegue nella tua quotidianità, che si tratti di una reazione abituale che si dissolve, di una presa di distanza spontanea o di una chiarezza improvvisa di fronte a una situazione.

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Capitolo 4

Percezione diretta e filtrata

L’azione della carta è immediata e totale, che la tua mente se ne immischi o no. L’unica differenza sta nel modo in cui vivi l’esperienza.

  • Percezione diretta, sentire: È il modo più accordato di usare la carta. Guardi la carta e resti semplicemente presente a ciò che accade nel tuo corpo, senza cercare di capire né di spiegare. Che si tratti di una sensazione fisica, di una quiete, di una tensione, di un’emozione, o perfino dell’impressione che non stia succedendo nulla, lasci essere. Questo accesso cortocircuita la mente e lascia che l’impronta della carta agisca direttamente nella materia.
  • Percezione filtrata, capire: Se, guardando la carta, la tua testa cerca una logica, vuole decifrare un simbolo, spia un messaggio o percepisce forme nel dipinto, è normale: è il riflesso meccanico della mente che cerca di mantenere il controllo. Questo filtro non cambia assolutamente nulla nel processo: l’azione della carta avviene integralmente, è solo la testa che cerca di capire ciò che c’è da vivere. Invece di lottare contro questa agitazione, il che aggiungerebbe una resistenza inutile, dai alla tua mente qualcosa da masticare. Se ha bisogno di analizzare o di proiettare forme per calmarsi, lasciala fare per un istante. Con l’uso, questo bisogno di capire svanisce naturalmente e lascia il posto alla percezione diretta, senza intermediari.

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Capitolo 5

Domande frequenti

Bisogna purificare o ricaricare il mazzo?

No, perché le carte sono neutre e del tutto insensibili alle cariche. Non è quindi necessario alcun rituale né alcuna ricarica.

Si può fare in più persone contemporaneamente?

Sì, certamente: ognuno estrae la propria carta. Potete benissimo condividere questo momento nello stesso spazio, ma l’esperienza resta individuale: ciascuno entra in contatto con la propria impronta.

E se dimentico ciò che ho sentito subito dopo l’estrazione?

Questo dimostra un reale distacco dalla «forma» e dalla memoria mentale, il che lascia che l’integrazione avvenga in sottofondo senza interferenze.

Per quanto tempo bisogna guardare una carta?

Posando la carta davanti a te, si apre un portale di frequenza: resta semplicemente connesso al tuo sentire corporeo per il tempo necessario perché l’azione si compia e il portale si richiuda naturalmente. Puoi restare quanto lo senti, anche solo pochi istanti.

Che fare se non sento assolutamente nulla?

Proprio nulla, perché l’assenza di sensazioni fisiche non impedisce all’impronta di agire in profondità. Lascia che l’integrazione avvenga.

Posa per un istante ciò che sai. Guarda semplicemente: qualcosa è già lì.

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Parte 2

Per andare oltre

Ora hai tutto in mano per praticare. Ciò che segue fa luce sulla meccanica: il funzionamento della mente, la risposta della biologia e la discesa dello Spirito.

Capitolo 6

La meccanica dello svelamento

Una precisazione fondamentale

Quando qui si parla dello Spirito, non si tratta di alcuna forza esterna, divina, religiosa o astrale. Si tratta del tuo stesso Spirito: la parte reale, lucida e sovrana del tuo essere, non alterata dalla memoria.

Voler capire impedisce di vivere.

Ho passato anni a cercare di capire, ad analizzare e a sviscerare tutto, eppure, nella mia vita, qualcosa restava bloccato e giravo in tondo.

Un giorno tutto si è fermato, quando ho realizzato che la riflessione non mi portava da nessuna parte. Ho capito che la mente semplicemente non può cogliere ciò che chiede di essere vissuto, proprio come quando ci si innamora: nessuna spiegazione intellettuale può descriverlo né farlo sentire, perché si vive, semplicemente.

È quando ho smesso di analizzare che la svolta è avvenuta di colpo, senza sforzo; la chiarezza si è installata, e solo dopo è arrivata la comprensione a tradurre ciò che era stato vissuto.

Che cosa significa per te

Tutti cerchiamo di capire per rassicurarci, ma questo bisogno di analizzare ti tiene nella tua testa e ti impedisce di vivere ciò che c’è. Finché scomponi ciò che accade, resti uno spettatore che guarda la propria vita invece di viverla.

Il Tajallī non ti chiede di riflettere, perché è proprio quando abbandoni il bisogno di capire che la chiarezza si installa da sé.

La memoria e lo Spirito

L’impressione che «non succeda nulla» è una pura illusione della mente, perché sa leggere un solo registro: la memoria. Questa memoria è l’anima, che si può paragonare a un disco rigido che si riempie di file e di programmi da una vita all’altra. Il corpo fisico è come un computer sostituito a ogni incarnazione: si cambia macchina, ma si conserva il disco con i suoi vecchi file, traumi, condizionamenti, emozioni e schemi ripetitivi, da cui l’ego e la mente traggono tutto il loro sostentamento riproducendoli in loop. È proprio questo, il velo.

Il Tajallī non scrive nulla su questo disco rigido e non alimenta la memoria, perché agisce al di fuori di questo campo. Per il tempo del lavoro la finestra è aperta: la luce tocca direttamente il corpo e, sotto l’azione del tuo Spirito, quei file si ripuliscono e si cancellano a poco a poco.

La mente, dal canto suo, resta rivolta ai suoi file, ed è proprio questo che impedisce il «lasciar andare»: vi cerca una traccia conosciuta di ciò che è appena accaduto, non ne trova nessuna e ne conclude che non è successo nulla.

Eppure il processo è pienamente attivo. Il Tajallī agisce come un punto di risonanza che entra in interazione con la tua struttura, ben oltre la tua percezione immediata, così che ciò che la mente chiama «vuoto» è semplicemente uno spazio pieno che la tua coscienza ordinaria non ha ancora imparato a cogliere.

L’unico vero ostacolo resta il rifiuto volontario, cioè la postura di chi chiude la porta per dimostrare che «non funziona». Al di fuori di questa resistenza consapevole, il processo si compie e lo Spirito si imprime.

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Capitolo 7

La biologia e il sistema nervoso

Ogni carta porta un’impronta, qualcosa che agisce direttamente su ciò che vivi senza passare dalla riflessione. Quando entri in contatto con essa, si avvia un movimento, perché queste carte agiscono come inneschi che rivelano ciò che è già presente in te, ma che non aveva ancora trovato un passaggio.

Facilitano così una svolta in cui lasci la modalità mentale, quella che osserva, analizza e controlla, per entrare in uno spazio diretto in cui percepisci senza filtrare.

Ciò che accade non dipende da ciò che fai, ma dalla tua capacità di essere semplicemente presente. È il momento in cui il personaggio si fa abbastanza da parte da lasciare posto allo Spirito, perché scenda e abiti il corpo.

L’attrito elettrico

Il corpo fisico funziona come un circuito e il sistema nervoso come un conduttore. Lo Spirito è una frequenza ad alto voltaggio. Quando questa corrente attraversa la tua struttura, incontra a volte delle resistenze: vecchi programmi o tensioni della memoria depositate nella biologia. La sensazione che «pizzichi», che salga un calore o che si installi un disagio non è un problema: è l’attrito naturale dell’elettricità dello Spirito che dissolve gli ostacoli nel corpo.

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Capitolo 8

Colui che guarda

Gran parte di ciò che chiami «te» funziona attraverso un personaggio, cioè un insieme di ruoli appresi, costruiti e integrati nel tempo. Questi ruoli ti hanno permesso di adattarti e di rispondere a ciò che la vita chiedeva, ma con gli anni diventano automatici, occupano tutto lo spazio e si finisce per credere di essere quel personaggio.

Lo sguardo più giusto è quello che non cerca nulla.

La mente è lo strumento di questo personaggio: è lei che analizza, confronta, anticipa ed esige un senso, perché ha bisogno di punti di riferimento per mantenere l’illusione del proprio dominio. Il problema, quindi, non è la sua presenza, ma il fatto che diventi il tuo unico modo di accedere al reale.

Ciò che il Tajallī apre non passa da lei.

Davanti a una carta, la mente cerca di analizzare ciò che vede per rassicurarsi, ed è proprio questo che mantiene la distanza. La svolta comincia davvero quando ti rendi conto che non c’è nulla da capire perché qualcosa accada.

Le trappole

A contatto con le carte, certi automatismi del personaggio riaffiorano naturalmente; sono semplicemente meccanismi con cui la mente cerca di riprendere il controllo.

  • Analizzare: Cercare di decifrare l’immagine, spiegare un colore o giustificare una forma. La mente traduce e scompone invece di integrare.
  • Cercare un messaggio: Attendere una predizione, una guida o un consiglio esterno, il che crea proiezione e ti scollega dalla percezione diretta.
  • Confrontare: Valutare l’esperienza di oggi rispetto a quella di ieri, o confrontare ciò che senti con ciò che sentono gli altri, il che segna il ritorno immediato nel quadro del giudizio e del controllo.
  • Attendere: Spiare una reazione o verificare se «funziona», perché l’attesa separa l’osservatore dall’esperienza che si sta compiendo.
  • Proiettare / Cercare forme: Voler scorgere volti, sagome o simboli nel dipinto. È il riflesso della mente che cerca di fabbricare cinema visivo, la trappola dell’immaginario, per rassicurare il personaggio. Il Tajallī agisce esclusivamente attraverso una carica di frequenza pura, in silenzio, nel corpo.

Tutti questi riflessi hanno lo stesso obiettivo: riportarti nello spazio rassicurante del conosciuto e del controllabile. Non serve dunque a nulla lottare contro di essi; si tratta semplicemente di vederli attivarsi, senza aggrapparti, e di riportare dolcemente la tua attenzione a ciò che c’è, nel corpo.

Un piccolo accorgimento per non farti trascinare da un pensiero, un’analisi o un’attesa è usare questa immagine: vedi il tuo spazio interiore come una stanza con due porte. Quando un meccanismo mentale entra dalla porta di destra, lascialo semplicemente attraversare la stanza e uscire subito dalla porta di sinistra. Non lo combatti, non lo trattieni: sta solo passando.

Colui che guarda

Perché parlare di «colui che guarda» e non di «osservatore»? Perché l’osservatore scruta, valuta e cerca di misurare, il che è proprio della mente in azione, mentre colui che guarda è semplicemente lì, in una presenza neutra, disponibile e senza alcuna intenzione particolare.

Ciò che il Tajallī svela non dipende soltanto dalla carta, ma dalla postura di colui che guarda. Puoi così posare lo sguardo sulla stessa carta in due momenti diversi e attraversare esperienze del tutto distinte, semplicemente perché la tua disposizione interiore è cambiata.

Quando sei nel controllo, nell’analisi o nell’attesa, il processo non è bloccato al 100 %, ma l’esperienza risulta frenata, perché la mente agisce allora come un filtro che riduce la portata della connessione e ritarda la piena integrazione. Quando invece ti immergi nella Presenza nuda, senza maschera e senza intenzione, l’impronta agisce direttamente e lo spazio si apre senza alcun filtro.

Se emerge una forte tensione o una carica intensa, la chiave sta nell’assenza di dramma mentale. Che il corpo esprima una liberazione organica spontanea (lacrime, un sospiro, ecc.) o resti naturalmente immobile, lascia fare senza attaccarci un racconto. È questa neutralità di fronte alla sensazione, senza narrazione intellettuale, che permette alla frequenza di dissolvere la memoria direttamente sul posto, nella biologia, senza dispersione di energia.

Non si tratta di forzare una neutralità perfetta, ma di essere lucido sulla tua postura del momento. Che tu sia disponibile o ingombro della testa, il semplice fatto di riconoscerlo senza giudicarti allenta già la presa della mente.

Ricorda che non sei uno spettatore esterno. Fai parte integrante del processo.

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Capitolo 9

L’integrazione nella vita quotidiana

La trasformazione profonda non fa mai rumore.

Il Tajallī non è un effetto spettacolare che si innesca una volta per tutte. Possono sorgere momenti di chiarezza o prese di coscienza rapide, ma ciò che si instaura somiglia piuttosto a un’impregnazione progressiva. Ogni contatto con una carta è un’esposizione in cui questa connessione con lo Spirito si imprime nella tua struttura, a volte in modo immediatamente evidente, a volte con un’estrema sottigliezza.

Così puoi avere l’impressione che una carta «non faccia nulla» sul momento, e constatare qualche giorno dopo che una reazione abituale è scomparsa, che un punto di vista si è trasformato o che attraversi una situazione con un’agilità inedita.

Puoi usarlo ogni giorno, ma non c’è alcun bisogno di moltiplicare le estrazioni, perché ciò che determina la profondità del lavoro non è la quantità, ma la qualità della tua Presenza durante il contatto.

A ogni esposizione, il personaggio cede un po’ di terreno, e lo Spirito trova allora uno spazio sempre più vasto per scendere e incarnarsi in un corpo che diventa sempre meno permeabile alle resistenze della mente.

L’azione della carta non si ferma nel momento in cui la riponi, perché l’impronta continua ad agire in sottofondo, nella profondità della tua struttura.

Terminato il contatto, non hai assolutamente nulla da fare, da analizzare o da ripetere: meno la mente cerca di trattenere o di scomporre ciò che è accaduto, più il processo di integrazione si dispiega con fluidità.

La liberazione attraverso il tuo Spirito

Quando lo Spirito scende e prende il suo posto nel corpo, la sua azione è naturalmente liberatoria, così che non hai bisogno di «lavorare» sulle tue ferite né di cercare di cancellare il tuo passato.

È la presenza stessa dello Spirito che si incarna nella materia a dissolvere da sé le memorie incrostate e i vecchi programmi archiviati sul disco rigido dell’anima. La liberazione avviene così per elevazione di frequenza, e non per uno sforzo terapeutico.

Ciò che si osserva nel reale

L’integrazione non si misura in concetti, ma direttamente nella tua vita quotidiana. Le sue manifestazioni sono di una varietà infinita e proprie di ciascuno. A titolo di semplici esempi, può tradursi in:

  • Una presa di distanza spontanea di fronte a una situazione che un tempo ti faceva reagire.
  • La dissoluzione progressiva di schemi ripetitivi, senza che tu abbia cercato di combatterli.
  • Una chiarezza improvvisa o una decisione che si impone senza sforzo di riflessione.
  • Una quiete naturale del sistema nervoso e del corpo.

Questi esempi sono solo alcuni punti di riferimento tra tanti altri; l’azione dello Spirito può assumere innumerevoli forme, a volte di un’estrema sottigliezza o del tutto inattese.

È lo Spirito che prende progressivamente il timone della tua incarnazione, man mano che il personaggio rinuncia a controllare tutto. Lascia che il movimento si compia nella semplicità, perché la trasformazione si incarna da sé.

Conclusione

Il Tajallī non è una soluzione miracolosa. Tuttavia non bisogna sminuirne la portata, perché è uno strumento di una notevole potenza di frequenza, concepito per accompagnarti nel tempo.

Il Tajallī non agisce al posto tuo: mette la sua forza al servizio della tua coscienza, in ogni istante.

Ciò che è in gioco è incarnare pienamente lo Spirito nel corpo, attraversare la vita quotidiana con una chiarezza assoluta e vivere da quello spazio di Presenza lucida, radicata e sovrana.

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Capitolo 10

Il Tajallī nell’accompagnamento

Il più bello degli accompagnamenti è quello che rende l’altro libero da te.

Se il Tajallī può essere usato da soli, assume una dimensione particolare quando viene integrato in un accompagnamento. In un contesto di cura, le carte si inseriscono nella pratica come un amplificatore di ciò che si sta già facendo, senza dover sostituire nulla.

Il ruolo dell’accompagnatore

In seduta, il tuo ruolo non è leggere la carta per il consultante, analizzarla o cercarvi risposte al posto suo, ma essere il garante della cornice e della Presenza:

  • Un amplificatore: La tua stessa qualità di Presenza durante l’estrazione offre un campo stabile che aiuta il consultante a uscire dalla testa e a scendere nel corpo.
  • Un argine: Gli impedisci di scivolare nell’interpretazione, nella ricerca di simboli o nella proiezione. Se comincia a intellettualizzare ciò che vede, lo riporti semplicemente al suo sentire corporeo.
  • Una messa a terra: La tua neutralità e la stabilità del tuo stesso sistema nervoso servono da ancoraggio fisico al consultante. Agisci come un filo di terra che gli permette di sostenere una carica più elevata e di dissolvere le sue resistenze senza scivolare nel panico o nell’analisi.

Perché integrarlo in seduta?

  • Cortocircuitare la mente: Il Tajallī agisce direttamente sulla struttura, senza ripassare dal racconto della storia personale o dai dettagli del trauma.
  • Instaurare il silenzio: Offre un punto d’appoggio neutro per far passare una seduta dal verbale e dall’analitico al frequenziale e all’incarnato.
  • Rendere autonomo il consultante: Non ti poni né come salvatore né come esperto che sa al suo posto, ma metti la persona in contatto diretto con la propria capacità di integrazione.

Applicazioni pratiche

  • All’inizio, aprire la seduta: Puoi proporre alla persona di estrarre una carta all’inizio della seduta, senza cercare di interpretarla, semplicemente come apertura. Questo permette spesso di posare uno stato, di far emergere una tensione o una direzione senza passare dalla mente.
  • Durante il trattamento: La carta può essere presente nel campo della persona: posata accanto, visibile, o semplicemente collocata sotto il lettino. Non è necessario che la persona la guardi attivamente perché qualcosa accada, poiché la carta agisce come un punto di risonanza nel processo in corso.
  • In un punto di blocco: Puoi introdurre una carta in un momento preciso, quando senti che un passaggio non avviene. Essa viene allora a facilitare l’apertura, senza che tu debba aggiungere alcuna spiegazione.
  • Dopo, l’integrazione: Dopo la seduta, la carta può servire da supporto di integrazione. La persona torna in contatto con essa per prolungare ciò che è stato avviato.
  • In meditazione, respirazione o stati modificati: Può essere usata anche come punto di ancoraggio o di focalizzazione in altre pratiche energetiche o corporee.

Il principio resta sempre lo stesso: la carta amplifica, apre e facilita un accesso agendo nel senso del processo già in corso. Che sia all’inizio della seduta per posare lo spazio o alla fine del lavoro per fissare un’integrazione nella materia, l’uso resta identico: semplicità, neutralità e zero interpretazione.

Vedere l’uso in seduta

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Tajallī, L’Origine

44 carte che riproducono dipinti originali e questo libretto di accompagnamento.

Prenoto il mio Tajallī

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